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La NBA indaga sui contratti firmati da James Harden e PJ Tucker

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I Philadelphia 76ers sono finiti al centro di un’indagine per tampering: la NBA nelle scorse ore ha infatti iniziato a studiare le mosse della franchigia nella offseason, in particolare il rinnovo di James Harden e le firme di PJ Tucker e Danuel House. Il tampering è una pratica che consiste in contatti “illegali” tra i giocatori e le squadre, quando magari i primi sono ancora sotto contratto con altre franchigie. È questo il caso di Tucker, che ancora prima che iniziasse la free agency si sapeva che avrebbe lasciato Miami per Philadelphia.

La firma di Tucker ha poi avuto un collegamento diretto con il rinnovo di Harden. Il triennale da 33 milioni complessivi dell’ex Miami è stato possibile solo grazie alla rinuncia del Barba, che ha rifiutato una Player Option da 47 milioni di dollari per firmare un 1+1 che nella prossima stagione gli farà guadagnare “solo” 33 milioni di dollari, ben 14 in meno. Secondo alcuni rumors, Harden avrebbe già un accordo con i Sixers per un ulteriore rinnovo la prossima stagione, stavolta a cifre molto più alte. Se così fosse, sarebbe un’altra violazione delle regole.

Cosa rischiano i Sixers? Sicuramente una multa salata, in passato dirigenti come Magic Johnson (ai tempi dei Lakers) hanno dovuto pagare sanzioni pecuniarie per il tampering. Ma Philadelphia potrebbe dover anche dire addio a una scelta del secondo turno del Draft 2023, come accaduto per quello dello scorso giugno a Chicago e Milwaukee in seguito ad un’altra vicenda di tampering. Le scelte erano infatti 58 e non 60. In casi estremi, è previsto anche l’annullamento del contratto o una sospensione per i giocatori interessati (una sospensione di James Harden sarebbe sicuramente pesante).

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