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Philadelphia 76ers vs. Atlanta Hawks: le pagelle della serie

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Philadelphia 76ers

Joel Embiid, 8.5: ha voluto chiedere scusa alla città di Philadelphia dopo l’eliminazione. Sicuramente la sconfitta pesa, e non poco, ma sono poche le cose che si possono imputare a Embiid: 30 di media, 12.7 rimbalzi e 2 stoppate. Le quasi 5 palle perse di media non sono poche (8 in gara 6 e 7), così come le scelte “pigre” di accontentarsi di tiri a bassa percentuale di realizzazione. In realtà sbaglia approccio solo due volte: 17 punti (4/20 al tiro) in gara 4 e 22 con 9/24 in gara 6. Nelle altre 5 gare non chiude mai sotto il 50% al tiro, realizzando un quarantello nella prima vittoria della serie di Phila.

Ben Simmons, 4.5: adesso è naturale puntare il dito contro di lui. Non tanto perché sia complessivamente un giocatore “scarso”: è sotto gli occhi di tutti però che ad oggi i 76ers debbano intervenire sul roster e non è lui il giocatore su cui puntare. Sotto i 10 punti di media nonostante due gare in cui era riuscito a essere un fattore (17 punti all’esordio e 18 in gara 1). I limiti però sono ormai sotto gli occhi di tutti e in questo sistema è arrivata la conferma che non funziona più da un certo punto della stagione in poi.

Tobias Harris, 8: costante è l’aggettivo che meglio descrive la prestazione di Harris in questa serie. Costante anche nelle scelte discutibili, perché spesso si rintana in soluzioni dal mid-range per risolvere situazioni complesse. In realtà fatta eccezione per gara 5 (2/11 al tiro) chiude due volte con 20 punti, due volte con 22 e con 24 nelle ultime due partite. In gara 7 però lo fa con sbagliando molto di più (8/24 in totale, 2/7 da tre) rispetto a una percentuale sempre superiore al 50% nelle prime prove. Costante anche in difesa, ma risulta quasi superfluo sottolinearlo.

Seth Curry, 8: finisce la favola playoff per Seth Curry, almeno per quest’anno. Punti: 21 di media con il 59,1% dall’arco. In questa serie Curry non sbaglia quasi niente e si rivela dopo Embiid il miglior terminale offensivo dei 76ers. Sono quattro le partite chiuse sopra quota 20 punti, con la straordinaria prestazione da 36 punti nella sconfitta di gara 5. È capitato abbia fatto fatica a entrare in ritmo, ma ha sempre saputo farsi trovare pronto nel momento giusto.

Matisse Thybulle, 6.5: nelle letture difensive è clamoroso, difficile abituarsi a queste giocate sulle linee di passaggio e negli aiuti. In marcatura 1vs1 non perde mai il ritmo. Alza anche le percentuali al tiro rispetto alla serie contro Washington, tirando con il 54% dal campo (7/18 dall’arco). Deve riuscire però a essere più concreto in attacco così da costringere l’allenatore a lasciarlo in campo: i 10 punti in gara 1 sono il massimo personale in questi playoff.

Tyrese Maxey, 6: molto positivo nelle ultime due partite dove non solo cresce il suo minutaggio, ma anche il contributo concreto che porta in gara 6 con 16 punti in 29 minuti. Quando gli è stato dato spazio è stato propositivo e ha portato sicuramente tanta energia in uscita dalla panchina, per provare a spezzare il ritmo di un attacco arrugginito.

Dwight Howard, 4: imbarazzante e non solo per la scelta dell’acconciatura. Nelle ultime partite della serie fa più danni della grandine e allora prova a metterla sul piano della provocazione verbale, fallendo miseramente. Era partito bene con due buone prestazioni in gara 2 e gara 3, poi il nulla.

Danny Green, s.v.: appena tre gare prima di dare forfait per infortunio. Tre partite tra le altre cose caratterizzate da percentuali non da lui. Certo è che Rivers ha perso un giocatore da 28 minuti di media in questi playoff.

Coach Doc Rivers, 4: sulla carta Philadelphia aveva la strana spianata per le Finali di Conference e per spazzare via i dubbi che aleggiava intorno a questo roster. Rivers non è riuscito a rendere efficace il gioco offensivo di questa squadra, che alla prima vera difficoltà si è rintanata in un gioco ridondante e poco efficace. Questi ultimi due anni hanno mostrato un allenatore che sembra il lontano parente di quello del titolo vinto nel 2008.

 

Atlanta Hawks

Trae Young, 9: anche contro Philadelphia Young ha recitato il ruolo dell’antagonista e ha mandato all’aria anni di “Process”. Chiude gara 7 con una pessima prova al tiro, tanto che il primo canestro dal campo arriva nel secondo quarto (1/12 all’intervallo). Quando calano le percentuali però compensa con la capacità di capitalizzare i falli. Contro Phila, così come con New York, sono ancora 29 punti e quasi 11 assist di media: registra tre gare sopra quota 30 punti e cinque doppie doppie.

Bogdan Bogdanovic, 5.5: si è perso partita dopo partita tanto da chiudere nelle ultime tre con un totale di 17 punti, appena 1 canestro dall’arco su 14 tentativi e un più generale 8/28 al tiro. E pensare che aveva contribuito alla vittoria in gara 1 con 21 punti, replicando in seguito con 19 e 22 punti rispettivamente nel terzo e quarto atto della serie. Totalmente assente nella fase finale, non riesce più ad incidere.

Kevin Huerter, 8: non è stato un giocatore particolarmente costante, ma ha saputo ritrovare la forma giusto in tempo per tenere in partita gli Hawks nella partita più importante. Realizza 27 punti (10/18) prendendosi la scena in gara 7, disputando anche una buona prova difensiva. Un primo ventello era stato realizzato già in gara 2: con la serie di ritorno alla State Farm Arena tira 1/6 dal campo e va addirittura peggio in gara 5 (0 punti e 0/7 al tiro in 27 minuti). Fa in tempo a realizzare però una doppia doppia con 17 punti e 11 rimbalzi.

Clint Capela, 7: se non è il più efficace rollante della Lega poco ci manca. Chiude la serie con una doppia doppia da 10+10 e si dimostra ancora una volta un solidissimo difensore (105 punti di Defensive Rating), considerato che doveva contenere uno dei migliori lunghi della nba. Le soluzioni offensive degli Hawks che lo vedono coinvolto un paracadute che nei momenti di difficoltà ha permesso anche strappi importanti.

John Collins, 7.5: in difesa ha vita facile perché si trova in marcatura su Simmons, poco coinvolto e facile da arginare quando i 76ers attaccano a difesa schierata. Doppia doppia di media da 15 punti e 10 rimbalzi: solamente due volte non raggiunge la doppia cifra nei rimbalzi (in gara 1 e 3), ma in entrambe le occasioni chiude a 21 e 23 punti. Male dall’arco, ma trova in generale molta continuità nelle scelte offensive che prende.

Danilo Gallinari, 8: decisivo per gli Hawks e non solo per il finale di gara 7. Gallinari torna a recitare un ruolo da protagonista e lo fa dopo un esordio non ottimale (9 punti in 18 minuti). Da qui in poi il suo impiego cresce grazie al 5/9 da tre in gara 2 e i 21 punti realizzati nonostante la sconfitta. Termina sotto i 10 punti solamente un’altra volta, quando Atlanta perde in gara 4. Coach McMillan trova un attaccante affidabile che gli permette di aprire l’area (42,4% da tre), mentre in difesa riempie bene l’area e si rende protagonista di giocate come quella che chiude la serie.

Lou Williams, 5.5: una prestazione “old school” con 15 punti nella vittoria di gara 5 e poco più. La prova peggiore arriva nella partita successiva dove chiude con 0 punti e 5 errori al tiro. Per il resto qualche punto dalla panchina lo porta sempre, ma è chiaro come contro una difesa fisica come quella dei 76ers faccia ormai molta fatica.

Onyeka Okongwu, 5.5: il suo minutaggio cresce nel corso della serie e questo regala minuti preziosi a coach McMillan e soprattutto a Capela. Non può essere un punto di riferimento offensivo, ma nella propria metà di campo non sfigura.

Solomon Hill s.v.

Coach Nate McMillan, 7: non è mai stato uno stratega, non è un allenatore che può portare una squadra a vincere un titolo. McMillan però ha dimostrato di poter alzare il livello di un gruppo: gerarchie definite e un gioco semplice in grado di permettere a tutti di rendersi utili alla causa. Non ha dovuto nemmeno stravolgere la difesa con Young in campo, un difensore che fisicamente avrebbe dovuto pesare molto di più nell’economia della squadra, ma così non è stato.

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