La Corte d’Assise di Bologna poco fa ha emanato la sentenza riguardo il caso di Giampaolo Amato, arrestato nel 2021 per l’omicidio aggravato della moglie, Isabella Linsalata, e della suocera, Giulia Tateo, a distanza di 22 giorni uno dall’altro. L’uomo è stato condannato all’ergastolo.
Amato era un medico molto stimato a Bologna, che aveva lavorato dal 2013 al 2020 come medico sociale della Virtus Bologna. Da giovane aveva anche giocato a pallacanestro, arrivando a calcare i parquet di Serie D prima di dedicarsi alla medicina.
L’uomo avrebbe ucciso la suocera prima e la moglie poi con un cocktail letale di farmaci. Inizialmente si era ipotizzato avesse rubato i farmaci utilizzati per l’omicidio proprio all’Ausl di Bologna, dove lavorava negli ultimi tempi. Invece per questo secondo reato, sicuramente minore rispetto all’omicidio, Amato è stato assolto.
“Sono un innocente che si rivolge al suo giudice. In vita mia non ho mai commesso nessun reato, non ho mai fatto violenza nei confronti di nessuno. Rispetto le leggi e da medico il giuramento di Ippocrate. La vicenda che mi riguarda è una tragedia, non un crimine e un reato. Non c’è una colpa, un criminale o un colpevole. Sono completamente innocente e confido di essere restituito alla mia vita, ai miei figli, ai mie affetti e al mio lavoro” aveva dichiarato Amato in aula prima della sentenza.
Il movente dell’omicidio secondo l’accusa sarebbe stato economico, ma non solo. Giampaolo Amato puntava alle proprietà della famiglia della moglie e in più portava avanti da anni una relazione extraconiugale.
Fonte immagine in evidenza: Il Resto del Carlino
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