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Klay Thompson: i retroscena dell’addio, i commoventi saluti di Curry e Green

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L’addio di Klay Thompson ai Golden State Warriors è una di quelle notizie destinate a lasciare il segno.

La guardia che ha contribuito in modo significativo a scrivere la storia della franchigia della Baia, proseguirà la sua carriera con i Dallas Mavericks.

I suoi due compagni storici lo hanno salutato con parole bellissime. Draymond Green lo ha fatto dal suo podcast.

Non riesco a capire come mi sento per davvero, non sono in grado di elaborare questa sensazione. Mi sono scese un paio di lacrime la scorsa settimana, quando Klay ci ha comunicato la cosa. L’ho ascoltato ma non gli ho chiesto di ripensarci, ero contento per lui. Tra di noi non cambia nulla, si può giocare in squadre diverse ma i rapporti umani resteranno per sempre.

Stephen Curry, invece, ha pubblicato nelle sue Instagram Stories una carrellata di foto che lo ritraggono insieme all’amico. Dopo queste immagini ha scritto anche un messaggio toccante.

Mi mancherai, Klay. Non concluderemo insieme le nostre carriere ma ciò che abbiamo fatto non potrà mai essere eguagliato. Non avrei potuto immaginare un percorso migliore con te e Draymond. Abbiamo cambiato tutta la Baia, abbiamo cambiato il gioco del basket. E tu sei stato al centro di tutto ciò. Grazie di tutto. Continua a divertirti giocando dove vorrai e facendo ciò che sai fare. Saremo Splash Brothers per tutta la vita.

Le motivazioni che hanno portato Thompson all’addio risiedono nel fatto che Golden State non ha voluto investire cifre importanti su di lui, ritenuto non più incisivo come negli anni passati. Alla base della scelta del front office ci sarebbero anche delle motivazioni di carattere comportamentale. Alla dirigenza degli Warriors, infatti, non sarebbero piaciuti alcuni atteggiamenti di Klay, a partire dalle lamentele abbastanza plateali in panchina per arrivare ad altri episodi dello stesso genere accaduti in allenamento, dietro le quinte.

Curry avrebbe voluto intercedere per il compagno, chiedendo alla dirigenza di avvicinarsi alle sue richieste. Ma sarebbe stato lo stesso Thompson, con un moto di orgoglio, a chiedere all’amico di non immischiarsi: “Non pretendere nulla per me, se mi accontentano dovrà essere perché sono convinti di farlo”. Alla fine il fronte office non ha voluto e così gli Splash Brothers si sono divisi.

 

 

Redazione BasketUniverso

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