Martedì 10 agosto è ufficialmente uscito su Netflix Untold, la docuserie che rivela tutto il ‘non detto’ di alcune delle più grandi vicende sportive degli ultimi anni. Nella prima puntata si racconta la celebre rissa tra gli Indiana Pacers e i Detroit Pistons passata alla storia come Malice at the Palace.
It’s been called “the most infamous brawl in NBA history” — the Indiana Pacers vs. the Detroit Pistons vs…THE FANS.
Using never-before-seen footage, hear from the people who were there that night in Untold: Malice at the Palace — premiering August 10. pic.twitter.com/tmPUcwCqec
— Netflix (@netflix) August 4, 2021
Tra gli intervistati c’è anche Stephen Jackson, all’epoca ai Pacers, che rivela il suo più grande rimpianto di quella notte. Sorprendentemente, il rimpianto di Jackson non ha a che fare con qualcosa che lui ha, o non ha, fatto quella sera, ma ha uno sguardo molto più ampio. Queste le sue parole:
Se la rissa non fosse avvenuta, saremmo diventati campioni NBA. Non ho dubbi. Questa è l’unica cosa di cui mi rammarico per l’intera situazione: non essere stati in grado di fare ciò che avremmo voluto fare, per Reggie (Miller, ndr).
Dopo aver perso in finale di conference proprio contro Detroit nella stagione 2003/2004, in quell’anno gli Indiana Pacers volevano e potevano dimostrare a tutta la NBA il loro vero valore: c’era sempre Reggie Miller, arrivò da Atlanta, appunto, Stephen Jackson e si stava consolidando la crescita verticale di Jermaine O’Neal e Ron Artest, tra i vari. Ma la rissa del The Palace of Auburn Hills, capitata dopo sole nove partite, indubbiamente cambiò la storia. Ron Artest venne sospeso per tutto il resto della stagione, Stephen Jackson per 30 partite, Jermaine O’Neal per 15, Anthony Johnson per 5 e Reggie Miller per 1 gara (riguardo solo ai giocatori dei Pacers).
In quella stessa stagione poi, Reggie Miller annunciò il ritiro dalla pallacanestro dopo 18 stagioni con la maglia dei Pacers, senza però aver vinto un titolo NBA. Ancora oggi, ricordando gli avvenimenti di quella sera di novembre, Stephen Jackson non ha dubbi: non si pente di nulla, l’unico rammarico è non essere riuscito a mantenere la promessa fatta ad inizio stagione all’ormai veterano Reggie Miller.
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